Voladores, discernimento e dintorni

28 Lug
28 luglio 2013

Tra le cose che il pensiero positivo rischia di non tenere in considerazione, poiché non è una roba gradevole, è l’idea dell’esistenza di forze che tendono a manipolare i nostri pensieri, rafforzando gli stati mentali egoici. Questa idea è descritta nel documentario: lo sfidante (lo trovi su youtube), nella descrizione che Castaneda fa dei voladores e nelle ricerche di Corrado Malanga, di Steiner e altri. Non tenerne conto significa rifiutarsi di avere una visione più completa del reale (della dualità in cui siamo immersi) e delle varie forze che entrano in gioco nel nostro quotidiano. Citando le parole di Rudolf Steiner (conferenza del 1909): “E a qual fine la schiera degli spiriti arimanici ha tentato l’uomo? L’ha tentato al fine che egli ritenesse solo cosa materiale tutto ciò che esiste nel suo ambiente; al fine che egli non potesse scorgere attraverso tale elemento materiale il vero sostrato della materialità, ossia lo spirituale.” Ciò che abbiamo osservato, attraverso vari metodi, tra cui la visione intuitiva, è che esistono diverse tipologie di “voladores”, per dirla alla Castaneda, o, più semplicemente, “entità”. Sono diversi tipi, appartenenti a differenti razze, in modo non dissimile di quanto accada sul piano fisico nel mondo animale. In alcune persone si insediano stabilmente nel corpo energetico, possiamo dire che sono “interni”, ci manipolano senza che ne siamo coscienti. In altri casi entrano ed escono in base ai nostri stati emotivi, quando ci sentiamo male, delusi, tristi o arrabbiati si avvicinano fino ad entrare nel corpo energetico per amplificare questi stati. Oppure si affiancano a noi e iniziano ad assumere il ruolo di consiglieri, tendono ad amplificare i tratti egoici. In tutti i casi prendono nutrimento dalle altalenanze emotive. Ti spingono ad essere incostante nel lavoro che ami in modo da non realizzare mai il tuo potenziale, a trattare male una persona di cui sei innamorata in modo che questa si allontani da te, ad avere dubbi, paure, timori, sospetti. Lo fanno inserendo pensieri e immagini che facciano leva su paure e insicurezze nate nel tuo passato. Come dice Castaneda temono di essere scoperti e, quando questo rischia di accadere, si scatenano contro la fonte della consapevolezza (così come ora la tua mente potrebbe scatenarsi contro questo articolo!). La dimostrazione di quanto sia diffuso questo fenomeno è riscontrabile nel livello di cattiveria, di maldicenza e di freddezza emozionale riscontrabile mediamente tra le persone. La sfida più grande, come spiegato nel film Revolver, è accorgersi di loro e del loro lavorarti ai fianchi. Nel film il personaggio di colore rappresenta il nostro Spirito, Egli, con il suo aiutante, accompagna il protagonista nel film verso la consapevolezza. Per farlo utilizzano vari stratagemmi a cui il protagonista cerca sempre, inizialmente, di opporsi. Egli dice: “noi siamo l’ultima risorsa, non abbiamo una buona reputazione, le persone si rivolgono a noi solo quando non hanno altra scelta“, come per dire che è solo nel massimo dolore che si tenta la carta di rivolgersi allo Spirito (puoi anche chiamarlo Dio). Citando ancora, liberamente, le sue parole, nel film: “quando qualcuno cerca di mostrarti il tuo avversario, tu lo attaccherai per difenderlo, perché penserai di star difendendo te stesso; il suo (dell’avversario, dell’entità) più grande inganno è farti credere di essere te“. In Matrix Morpheus dice a Neo (citazione libera): “Se cerchi di tirare qualcuno fuori da Matrix la maggior parte di loro ti attaccherà e difenderà la propria visione del mondo come se fosse reale“. Lo stesso Corrado Malanga, ad esempio, ha avuto continui problemi con molti dei suoi assistenti, alcuni di loro arrivarono a dire che Anima fosse un parassita, per quanto innocuo. Ma se siamo esseri trini con Mente, Anima e Spirito, allora dire che Anima è un parassita non fa altro che allontanarci da noi stessi. Lì dove c’è una spinta verso la consapevolezza c’è anche una spinta contraria ad essa. La differenza la fa l’esperienza e il discernimento. Ciò che osservo è che molti temono proprio l’esperienza, si limitano a parlare di crescita personale o di pensiero positivo, ma non si immergono al proprio interno, tendono ad evitare quelle situazioni lontane dalle proprie abitudini. Puoi entrare consapevolmente nell’esperienza, osservarla, studiarla, proprio mentre la stai vivendo. Senza quest’attitudine, che si può sviluppare con l’attenzione costante in sé stessi, le possibilità di prendere coscienza delle sfaccettature di sé e del reale si riducono sensibilmente. La possibilità di sviluppare un efficace discernimento si riduce sensibilmente. Per discernere devi sperimentare necessariamente entrambi i poli, solo dopo aver incontrato il gatto e la volpe, essere entrato in quell’esperienza con atteggiamento di studio e di ricerca, potrai riconoscerli la volta successiva e quindi discernere tra ciò che è utile per te e ciò che non lo è. Tendiamo invece a distinguere tra ciò che ci porta piacere e ciò che ci porta dolore, questa è una modalità molto povera di prendere decisioni. A volte il tuo Spirito ti mette in situazioni dolorose per il tuo bene, così come i genitori tolgono ad un bambino un cibo che, per quanto gustoso, sta rovinando il suo stomaco. Altre volte il tuo “sfidante” o “voladores” ti mette davanti ad una opportunità apparentemente ghiotta, ti dice che puoi diventare ricco sotterrando in un punto preciso le tue monete d’oro e aspettando che cresca un albero che darà come frutti tante di queste monete. Questa “opportunità” ti ecciterà così come ti eccita il fatto che un bel ragazzo o una bella donna ti lascino il loro numero di telefono. Ma questo non è discernimento, questo è essere addormentati.

Per approfondire questo tema puoi leggere il libro: ciò che sei non È

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