Le due storie della nostra vita

05 Gen
5 gennaio 2015

C’è una storia della nostra vita che ha a che fare con il nostro destino. È una storia che ci porta a noi stessi, che ci appartiene dal momento stesso in cui nasciamo, è fatta d’amore e di fiducia. La portiamo dentro e a un livello più profondo la conosciamo già. Poi c’è un’altra storia. È la storia che conosciamo tutti, fatta di paura e insicurezze. È la storia in cui rinunciamo a noi stessi per uno stipendio, tradiamo il nostro o cuore per arricchirci, rinunciamo ai sogni per le sicurezze, ci sentiamo inadeguati o altro di simile.

Carla lavora nel reparto psichiatrico di un importante ospedale di una città del nord come infermiera. Ha una cinquantina d’anni, vive sola nell’appartamento che era dei genitori. Ha un lavoro sicuro e guadagna abbastanza da poter togliersi i suoi sfizi. Eppure si rende conto di stare vivendo una vita che non le appartiene e che, a un certo livello, non ha neppure scelto lei: “Nella mia vita sono sempre stata vittima di qualcosa che mi portava malessere, non ho mai capito cosa, so solo che mi ha condizionato e bloccato” dice. Dopo aver lavorato in gruppo nei workshop e aver preso confidenza con il nostro modo di lavorare e con gli aspetti teorici su cui si basa il nostro modo di procedere, inizia gli incontri di regressione. E’ in uno di questi incontri che emerge un ricordo rimosso, aveva visto il padre baciare una donna che non era la mamma, il papà aveva tradito la mamma? Nel rivivere la scena aveva pianto e gridato ma dopo un po’ iniziò nuovamente a difendere il padre per attaccare quella donna. Perché, di fronte all’evidenza continuava a difendere il padre? La verità non implica giudizi ma bisogna guardarla dritta in faccia in modo da rappacificarsi con ciò che E’ e non con un immagine abbellita o infiocchettata di essa. Qualcosa le metteva pensieri e cercava di deviarla da ciò che E’. Questo qualcosa era ciò che aveva condizionato tutta la sua vita. Con l’aiuto delle parti spirituali si libera di questa energia limitante, non sto qui a dilungarmi sui dettagli.

A quel punto il contatto spirituale si fa più forte e inizia a canalizzare, il tema è quello dei nodi che lei ha da sciogliere nella sua vita: “allontanarmi da mia sorella ma allo stesso tempo aiutarla, dirle che io non ci sono, non condivido la strada che ha intrapreso, non è la strada giusta quella, devo dirle tanti no, con dolcezza. Dobbiamo andare via tutte e due da quella casa, è la casa dei nostri genitori divisa in due, dobbiamo staccarci da quel passato. Viaggiare, posso iniziare da Assisi, camminare. Devo lasciare tutto quanto, anche il lavoro. Il mio destino è legato al curare le persone, con il caldo, il calore che viene dalle mani. Ma devo credere in questo dono. Spirito dice di smettere di non credere. Ad esempio non credo che ci sia Lui affianco a me, anche se lo vedo, non ho ancora Fede. Quando non lo vedo posso cercarlo, sentirlo, ma Lui anche se non lo vedo c’è. Lui mi ha sempre sostenuto, mi ha fatto incontrare delle persone che mi volevano bene (dice i nomi di queste persone). Andare a vivere fuori dalla città, in una zona di montagna, vedo un falò, non ci sono tante persone, ci sono gli animali. Aiuto le persone col calore e sento una gioia immensa nel farlo. C’è un uomo affianco a me, insieme aiutiamo le persone a stare meglio, stiamo mettendo l’olio caldo sul corpo di un ragazzo, serve per calmarlo, lui urla, sente voci, continuiamo a spargere l’olio, anche sulla testa…”, poi continua raccontando altri dettagli. Ecco che emerge la storia che ci riconduce a chi siamo davvero, a ciò che E’, al nostro destino, sepolto per anni nelle pieghe dei condizionamenti e di una cultura che schiaccia l’Essere e crea ferite che appaiono insormontabili. Ferite che vanno guardate e rimarginate prima di poter riconquistare la vita che eravamo venuti qui sul pianeta a sperimentare, una vita che ci hanno sottratto con l’inganno fin da quando eravamo piccoli.

Dopo sei mesi di lavoro Carla si trova davanti ad una nuova stimolante sfida: mantenere il contatto con il proprio Sé superiore senza più perdere la strada che la porterà a realizzare il suo Essere.

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