Avere o Essere?

20 Dic
20 dicembre 2012

Per anni ed anni ho studiato la mente. Ho studiato il suo funzionamento, ho osservato come io stesso e gli altri la utilizzassero e soprattutto come noi tutti ne fossimo condizionati. Ho intuito, poco dopo la maggiore età, che la chiave per svelare i misteri e le gioie della vita fosse dentro l’essere umano, non fuori, e quell’intuizione, inizialmente flebile si è rafforzata col tempo. Ho iniziato abbastanza presto a dare uno sguardo all’interno e notare come, cambiando io, cambiasse anche il mio mondo esterno. Nonostante tutto questo, periodicamente ricadevo nella trappola che la felicità dovesse essere ricercata fuori, ero scostante negli esercizi interiori e applicavo con una certa costanza solo le tecniche relative all’interazione con il mondo esterno: le tecniche di comunicazione, le tecniche motivazionali e così via, agendo principalmente su pensieri, stati emotivi e comportamenti. Davo la massima importanza alla mente conscia e inconscia, cercando modi sempre più rapidi per ottenere risultati in me stesso e nel mondo basandomi sulle potenzialità della mente.

Pensavo di essere sulla buona strada e, in qualche modo lo ero. Notavo che, con il tempo, non ero più io quello ad essere in difficoltà mentre i miei amici, più spigliati ed estroversi di me, se la godevano. Erano loro a trovare difficoltà nel lavoro o in altri campi e a non trovare subito la chiave di lettura di ciò che stava loro accadendo, si rivolgevano a me e questo mi inorgogliva. Eppure mancava sempre qualcosa… questo lo percepivo chiaramente e, seppur in alcuni periodi ero rapito maggiormente dalle forme illusorie del mondo esterno, non ho mai smesso di cercare.

Ad un certo punto, il come è troppo lungo da descrivere qui, mi sono imbattuto in una parte più profonda. Qualcosa che era oltre la mente, conscia o inconscia. Qualcosa che sembrava avesse più a che fare con la religiosità che con la praticità della vita quotidiana. Fino a quel momento ne avevo sentito parlare, avevo letto di questo nei libri ma non ne ero mai entrato in contatto in modo consapevole. In realtà avevo già sentito questa forza dentro di me, a volte emergeva nei periodi più duri della mia vita, la sentivo farsi strada all’interno e regalarmi sensazioni delicate e meravigliose, oserei dire non di questo mondo, eppure ciò accadeva molto di rado ed era di breve durata, troppo facilmente il focus tornava saldo in mano alla mente e alle sue attività “pensatorie”.

Oggi tendo a non prendere decisioni importanti importanti senza “sentirmi”, ho solo iniziato a comprendere davvero cosa significhi vivere di intuizioni e qual’è il ruolo della mente: un ruolo di servitore, non certo di padrone. Lo scettro va restituito al nostro Essere, a quella parte di te che ha solo dato l’illusione alla mente di poter gestire, e non aspetta altro di essere riconosciuta e ascoltata man mano che le tue frequenze interne si staccano dalla matrix per allinearsi con essa. Sarà questo processo a rendere la tua vita piena di quella gioia, quell’Amore, quella pace che ti mettono le ali. E’ il momento di smettere di cercare nei posti sbagliati e rivolgersi all’interno, lì dove si può avviare il processo grazie al quale il bruco può diventare farfalla…

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