Chi si ferma è perduto?

31 Lug
31 luglio 2014

Potremmo schematizzare il percorso di vita di ognuno vedendolo su due dimensioni e mezzo. C’è un piano orizzontale, che con il tempo diventa la nostra cosiddetta zona di comfort o di sicurezza, e una linea verticale, quasi invisibile, che regge altri piani orizzontali a una certa distanza uno dall’altro, sia in alto che in basso rispetto al piano su cui siamo ora. Solitamente ci muoviamo nel quotidiano su uno dei piani orizzontali, trattenendoci molto più a lungo di quanto sia necessario. Difatti, col tempo, lo esploriamo quasi tutto, fino a che smette di riservarci grosse sorprese. Diventa, nel bene e nel male, una zona di sicurezza. Quando un cambiamento avviene su questo piano è un cambiamento apparente. Certo, può portare un po’ di movimento alla nostra vita al punto da illuderci che la nostra vita stia cambiando, ma stiamo solo cadendo in un tranello. Solitamente le persone amano questo tipo di cambiamenti, orizzontali, in cui tutto cambia per non cambiare nulla. Essi, solitamente preceduti da un mix di eccitazione e aspettative per il futuro, ammortizzano le spinte animiche che ci indirizzano verso un cambiamento verticale, evolutivo, sostanziale. Quest’ultimo fa paura perché vuole portarci verso territori inesplorati e nuove sfide, in direzione del nostro “destino“. Ad esempio cambiare partner è un cambiamento orizzontale se la relazione segue lo stesso schema delle precedenti relazioni: le stesse logiche, aspettative o speranze; lo stesso dicasi in campo lavorativo e in qualsiasi altra cosa. Rimanere molto a lungo nella zona di sicurezza ti porta a invecchiare dentro, avvizzire, mentre i gesti automatici e le abitudini inziano a sostituirsi a te. Potremmo dire che un cambiamento orizzontale lo riconosci perché non è preceduto dal mettere in discussione la propria visione di sè e del mondo, è preceduto da eccitazione e dalle solite aspettative (penserai: questa volta ce la faccio a ottenere X o Y!). Sul piano orizzontale chi si ferma non è perduto, chi si ferma ha la possibilità di chiedersi come mai la propria vita sembra girare in tondo, sembra essere più o meno simile rispetto al passato, come mai sente quel disagio dentro che, ad intervalli temporali, ritorna, a volte senza motivazioni evidenti.

Un cambiamento sulla linea verticale è cosa ben diversa, inizia una nuova fase della tua vita, il mondo sembra nuovamente tutto da esplorare e lo è, nel senso che una volta saliti sulla linea verticale troviamo un piano orizzontale che ricalca il precedente ma con materiali nuovi e con più ampi spazi di manovra e possibilità. È un processo graduale, più lento del cambiamento orizzontale. Un cambiamento sostanziale non è preceduto da eccitazione bensì da timori, dubbi, una spruzzatina di ansia qui e là, e non solo. Esso giunge a seguito dello sgretolamento di vecchie idee e si conclude con lo sfaldamento di quelle stesse idee che lasciano spazio a un pensiero più ampio, adatto alla nuova situazione in cui il soggetto si è messo, un nuovo piano da esplorare e da cui trarre nuovi insegnamenti. Dopo un po’ anche ciò che era sconosciuto diventa conosciuto e quindi, se per lungo tempo rimaniamo fermi a girovagare sullo stesso piano orizzontale, senza ascoltare i segnali che la vita cerca di darci, ecco che arriva uno shock. Solitamente giunge sotto forma di una perdita (economica, una persona si allontana da noi o noi da lui, perdiamo la salute o, in generale, una delle nostre pseudo sicurezze a cui siamo attaccati). Accade qualcosa che ci destabilizza (spesso si materializza una nostra paura inconscia) per spingerci, in modo un po’ brusco (con le buone non ci eravamo arrivati) a compiere, grazie alla spinta derivante dalla voglia di superare la sfida che ci viene messa davanti, quello che non è altro che un salto percettivo da una visione più ristretta e superficiale di noi stessi e del mondo ad una più allargata e profonda. E’ una visione più autentica, con meno illusioni e anche meno limiti, con un sottofondo di umiltà che manca ad una mente ristretta e polarizzata che crede solo a ciò che percepisce con i sensi fisici poiché incapace di “sentire” il mondo nei suoi aspetti visibili e invisibili. Ad uno shock si può reagire salendo verso l’alto, come abbiamo visto, o scendendo al piano orizzontale inferiore. Questo accade quando scegliamo di affrontare le difficoltà e le sfide della vita chiudendoci, aumentiamo la nostra durezza e il nostro cinismo finendo per aumentare gli spazi di oscurità al nostro interno. Per evitare questo puoi smettere subito di dare la colpa all’esterno di ciò che accade nella tua vita e iniziare a cercare le cause in te. Questo ti spingerà più in profondità, strato dopo strato, a passare da ciò che in te è superficiale, illusorio a ciò che È. Solo così avrai la possibilità di scovare i tuoi demoni (smettendo di vederli sempre e solo fuori da te) e iniziare, da buon guerriero o eroe o (alla Matrix) eletto, la “lotta” per liberartene, spezzando una catena dopo l’altra. Chi si ferma nel percorso verticale è, sì, perduto, nel senso che perde l’occasione di conoscere se stesso e realizzare il proprio destino.

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