Ritrovare il senso di Essere qui

11 Giu
11 giugno 2017

Tutti giungiamo sul pianeta con uno scopo, un compito e un talento che ci permetterà di adempiere ad esso. Molti lo dimenticano crescendo. Siamo circondati da persone che non ricordano più chi sono e trasmettono la loro insoddisfazione di generazione in generazione. Questo non ci aiuta a ricordare. Alcuni però non dimenticano del tutto. Sentono come un disagio sottile a vivere in una società meccanica e materialistica fine a se stessa. Sentono un richiamo, una voce sottile dentro il cuore che dice loro che ci deve essere qualcosa di più, che c’è un senso più ampio, che sono parte di qualcosa di più grande. Non sono cellule isolate inserite in una famiglia biologica, in una città, in uno stato, tutti contesti pieni di conflitti e tensioni. Sono parte di qualcosa di più, di non visibile ai sensi esteriori, ma che è così vicino, così vicino a noi, da non poter essere toccato bensì semplicemente percepito, avvertito, sentito come una particolare frequenza e vibrazione che apre il flusso di informazioni spesso definite intuitive.

Viviamo in un contesto sociale in cui manca il senso. Questa mancanza viene colmata in due modi: o compensandola con la ricerca di potere, sicurezze materiali, svago, con la ricerca di una vita tranquilla e sicura basata sulle persone che ci circondano, ciò che chiamiamo “gli affetti” o con un mix di queste cose. Ci sfugge il senso più ampio di tutto questo, per un motivo molto semplice: non abbiamo coscienza del mondo invisibile e di ciò che accade in quelle dimensioni di esistenza. Tutti noi viviamo due vite, una sul piano materiale di cui abbiamo coscienza e una sul piano invisibile di cui spesso non siamo neppure lontanamente consapevoli.

Il primo passo consiste nel prendere coscienza di tutte le voci nella testa e delle spinte emotive che cercano di portarci in una direzione piuttosto che un’altra o semplicemente ci tengono bloccati nella situazione in cui siamo. Questa è la presenza: la capacità di distinguere tra le spinte autentiche, che spesso risultano scomode alla mente, e le spinte stimolare dal gatto e la volpe, dalle resistenze al cambiamento che ci spingono a girare in tondo spesso con la complicità della nostra mente ben contenta di rimanere nella sua zona di comfort o in situazioni prive di responsabilità e sfide.

La Fede consiste nel fare esperienza delle spinte autentiche osservando come, seppure all’inizio certi cambiamenti, radicali per la mente, ci spaventassero, ci stiano in realtà portando passo passo proprio verso la nostra realizzazione. È un cammino iniziato tante vite fa e che ora siamo nuovamente chiamati a portare avanti. Spesso viene chiamato il cammino dell’eroe perché ci porta lontano dalle consuetudini e modelli sociali di riferimento. È questo cammino che ci porta a sperimentare ciò che siamo davvero, spingendoci a rinunciare a ciò che siamo diventati sotto l’influsso dei condizionamenti sociali.

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