Riconoscere se stessi

22 Ott
22 ottobre 2013

Per molte persone la cosa più difficile è essere se stessi. Lo è per un motivo semplice: non sanno chi sono davvero e, non sapendolo, si ritrovano inconsapevolmente a recitare un ruolo. La società offre una moltitudine di ruoli in cui identificarsi e accomodarsi, come fossero tanti abiti da indossare in base alle occasioni. Quindi puoi scegliere di fare l’impiegato, il manager in carriera, l’imprenditore rampante, il precario vittima del sistema, il professionista iscritto all’albo e così via. Poi allo stadio diventi il tifoso, con gli amici fai lo sportivo, l’intellettuale, il simpatico, l’impegnato politicamente o socialmente, la persona buona e sempre disponibile, il genitore, l’incompreso, il girovago vittima del sistema e così via. Come ti accorgi di essere in un ruolo? Il primo sintomo è dimenticarsi di se stesso per la maggior parte del tempo. Il ruolo diventa più importante di te, così come per un imprenditore il benessere e il successo dell’azienda viene solitamente prima del benessere delle persone e di se stessi. Ti accorgi di esserti dimenticato di te perché inizi a lamentarti. Ti lamenti del ruolo che stai inscenando, lo fai perché la tua attenzione è sul ruolo e non su di te e questo ti crea disagio.

Il punto è che la vita agisce in tuo favore, non in favore del ruolo che hai scelto. La vita cercherà di tutelare te e ostacolerà quei ruoli che ti allontanano da te stesso. Per questo spesso le cose non vanno come previsto. Per questo a volte sembra tutto difficile, sembra che ogni cosa remi contro di te. È solo un modo per cercare di svegliarti da quella trance. È un modo per spingerti a riconoscerti al di la del ruolo, per spingerti a seguire chi sei davvero, a seguire gli impulsi autentico al tuo interno e mollare l’ideale a cui ti sei attaccato. In sintesi ti viene chiesto di lasciare andare una falsa sicurezza per seguire la strada della tua realizzazione autentica. Tornare a te stesso significa tornare a che è naturale lasciando andare gli aspetti artificiali della vita che creano quella gabbia percettiva chiamata da molti Matrix.

Il primo passo è riconoscere ciò che non sei, poi arrivare a comprendere chi sei, e infine seguire la tua strada. Tutto questo è doloroso e richiede molto coraggio, significa lasciare andare alcune sicurezze che, per quanto illusorio, sono percepite dalla mente come fondamentali. Per questo motivo i più resistono e rimandano questo processo. Continuano a cercare metodi per far andare le cose nel modo in cui il ruolo (Zeland lo chiama pendolo) richiede non capendo che stanno solo girando in tondo.

È giunto il momento di fermarsi, osservare la propria vita, rendersi conto di essere molto di più, chiedersi: chi sono davvero?
Se senti di essere pronto a questo lavoro esplorativo di consapevolezza allora clicca qui.

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