Riconoscere ciò che E’: il mondo esterno ti parla di te

26 Feb
26 febbraio 2013

Sempre più persone iniziano a farsi delle domande. Si chiedono come funzionino davvero le cose, iniziano ad aprire gli occhi su aspetti della realtà che in precedenza venivano dati per scontato. Questo li porta vedere cose che in precedenza apparivano velate. Inizia ad essere chiaro che le potenzialità dell’essere umano sono molto più elevate di quelle che si conoscevano. Fioccano le testimonianze di guarigioni apparentemente miracolose, di capacità di anticipare eventi futuri, di studiosi e terapeuti blasonati che esplorano esperienze di vite passate. Iniziano a diffondersi idee e concetti rimasti per secoli appannaggio solo di un piccolo numero di iniziati. Questo fermento porta con sé anche dei rischi. Una mente ordinaria, entrando in contatto con queste nuove idee, rischia di interpretarle secondo il proprio immaginario, rimanendo così bloccata nel solito meccanismo egoico che spinge verso il soddisfacimento di un piacere immediato.

Tendiamo a cercare il piacere e ad evitare il dolore. Il piacere più grande per l’uomo moderno deriva dalla soddisfazione del bisogno di considerazione. Esso è come un vuoto che chiede costantemente e urgentemente di essere riempito. E’ quel vuoto che rende, ad esempio, la solitudine così penosa per chi la vive. Esso ci impedisce di utilizzare quei momenti per rivolgersi all’interno e cercare un contatto più profondo, che è l’unica scelta possibile. Solo in quel momento vedrai il tuo Ego, nudo davanti a te, fare qualsiasi cosa, raccontarti qualsiasi fantasia, pur di riportarti a credere in lui. E’ il bisogno di considerazione che ti porta ad evitare il dolore di questo “smascheramento”, senza affrontare il quale, le porte del Paradiso rimangono chiuse. Dante iniziò il suo viaggio dai propri inferni, guardando in faccia i propri demoni. Non ci sono scorciatoie.

All’inizio comprendi che c’è qualcosa che non ti hanno raccontato, inizi a farti domande nuove. Poi inizi a far “lavorare” queste domande al tuo interno, ti metti in cammino verso il Paradiso. Ma ti trovi davanti le porte dell’Inferno. Cosa farai davanti a quelle porte? In molti si affacciano, danno uno sguardo al loro interno, intravedono l’oscurità dentro di sé e richiudono quella porta. Dopo averla chiusa dicono a se stessi: “sono stato bravo, ho guardato il mio lato oscuro e ne sono uscito uscito vincitore, ora sono consapevole, ce l’ho fatta.” In pratica se la raccontano e passano il resto del tempo a dimenticare ciò che hanno visto, spostando il focus sul richiamo delle sirene. Si sentono in diritto di dimenticarlo perché ormai ne sono “usciti”, possono puntare diritti al Paradiso. E’ come giocare al gioco dell’oca e pretendere di arrivare al traguardo con un singolo lancio dei dadi.

Nel ritenere di essere in strada verso il Paradiso, il rischio è quello di assumere un’atteggiamento “Peace & Love”. A parole e con un sorriso fisso sul volto passi il tempo ad amare la vita, le persone, ed a vedere, senza capacità di discernere, tutto ciò che di bello ti circonda, anche quando di bello c’è ben poco. Discernere significa che, dopo aver notato tutti i vantaggi, il bello del fuoco, non mi ci butto dentro per abbracciarlo! Altrimenti sei nella fase in cui Pinocchio non ha ancora imparato a discernere e vede il bello nel gatto e la volpe, nel paese dei balocchi, segue l’inconsapevole Lucignolo confidando nella sua amicizia e buonumore. Si costruisce un mondo ideale in cui vivere e impersonare colui che diffonde amore, pace e benessere nonostante non abbia in realtà mai sperimentato davvero nessuna di queste cose. Le ha pensate molte volte, molto intensamente, le ha capite, ma non le ha ancora comprese. Pinocchio, ad un certo punto capì che doveva comportarsi da “bravo” bambino. Ma non era un bravo bambino poiché di fatto era ancora un burattino, non certo un bambino. Solo quando si è reso conto di essere un burattino, nelle mani delle forze più svariate e che queste erano in grado di spostarlo da una parte all’altra a loro piacimento, solo nel momento in cui ha guardato in faccia la realtà, attraverso il dolore dell’idea di aver perso il Padre, il cui Amore è la sua unica speranza di diventare un bambino, Pinocchio si sveglia. Guarda al suo passato e inizia a comprendere quanto è stato “pirla”, inizia ad accettarlo e, pentendosene, a redimersi.

Ora è in grado di sintonizzarsi con la sua Anima (la fata buona) ed emanciparsi dallo stato di burattino, dallo stato dell’uomo ordinario in balia di forze che, facendo leva sul bisogno di considerazione, lo pilotano a sua insaputa. Egli non vuole prendere coscienza del suo stato perché significherebbe riaprire la porta dell’Inferno dantesco. Eppure è proprio questa porta a segnare l’inizio del viaggio dell’eroe, pronto ad affrontare i propri demoni, ponendosi a difesa di ciò che è più prezioso, Anima (rappresentata in molte storie dalla figura dell’amata) a qualsiasi costo. Allo stesso modo Dante, affrontando i propri draghi, giunge all’incontro con Beatrice (Anima), che lo guida nella dimensione dell’Amore (Paradiso) che è puro Spirito. E’ lì che inizia una nuova storia d’amore, con se stesso, è lì che l’umano lascia spazio all’Essere. Ma questa è un’altra storia, può essere solo vissuta e non raccontata, l’unico indizio che abbiamo è la classica frase: “e vissero felici e contenti”.

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