Iniziare ad immaginare un’organizzazione che sia a sostegno dell’essere umano

05 Lug
5 luglio 2012

In una organizzazione aziendale e in quasi tutte le organizzazioni finalizzate al profitto molte cose vengono date per scontate. La più importante è che le persone sono al servizio dell’organizzazione, sono subordinate ad essa. Questa idea è così normale e accettata da essere palese, affermata senza riserve, nel momento in cui firmi un contratto di lavoro definito subordinato. Per il momento mi “limiterei” ad approfondire questa idea e le sue conseguenze poiché è un aspetto già molto radicale e necessita di un’ampia visione d’insieme, che ti porti oltre gli stereotipi culturali diffusi, per essere compresa a fondo. In quest’analisi non c’è giudizio. Ci sono persone che sono a proprio agio in un contesto di subordinazione poiché tra i loro bisogni principali c’è quello che sia qualcun altro o qualcos’altro, l’organizzazione in sé, a definire ciò che è giusto e sbagliato per loro e a dettare i ritmi e le linee guida. È una condizione di cui solitamente ci si lamenta quando la si ha e si lotta per averla quando non la si ha. Del resto l’idea stessa di libertà e autodeterminazione è dinamica e diventa più ampia col passare del tempo, in assenza di fenomeni ostacolanti, attraverso la presa di coscienza delle proprie potenzialità.

Tornando all’idea, generalmente data per scontata, che le persone siano al servizio dell’organizzazione, vediamo la prima implicazione: l’organizzazione è più importante di te, quindi i tuoi bisogni vengono messi in secondo piano. Sei in un contesto strutturato, con regole e cordoni più o meno flessibili, in cui ogni persona diventa controllore degli altri, un po’ come accade nei piccoli paesi. Tutto questo passa in secondo piano quando ciò che fai all’interno dell’organizzazione ti permette di esprimere la tua creatività e quindi a realizzare te stesso amando ciò che fai. In tutti gli altri casi, poiché tu sei meno importante, l’organizzazione tende nel tempo a ridursi ad una gabbia più meno dorata in cui ti è permesso rimanere fino a quando l’organizzazione trae profitto e vantaggio dalla tua presenza.

Se l’organizzazione con la sua logica del profitto viene prima di te allora tu sarai plasmato a immagine e somiglianza dell’organizzazione stessa, le sue idee diventeranno le tue idee, i suoi obiettivi i tuoi, i suoi bisogni verranno soddisfatti grazie al tuo lavoro e alla tua energia. Non importa se tutto questo ti catapulterà in un luogo psicologico molto distante dal tuo vero essere. Non importa se chi sei davvero non verrà mai alla luce poiché qualcos’altro viene prima di te e risucchia tutte le tue forze. Non importa. Tu sei subordinato, hai scelto di esserlo firmando un contratto in cui dichiaravi di accettare quella condizione.

Come sarebbe se invece fossi tu al primo posto? Come funzionerebbe un’organizzazione che tiene conto dell’essere umano, che è costruita intorno ai suoi bisogni? Ne parliamo nei prossimi articoli della sezione Risorse Umane.

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