Nessuno può fare nulla per te

04 Mar
4 marzo 2014

Una delle trappole più insidiose e più difficili da riconoscere è l’idea di poter aiutare gli altri. Siamo portati a pensare che qualcuno possa fare qualcosa per noi in modo da poter stare meglio o che noi possiamo fare qualcosa per lui per farlo stare meglio. Osservando attentamente questa idea ti accorgerai che nasconde un’aspettativa. Ad esempio quando lasci un euro ad un mendicante, ti fai l’idea che comprerà del pane per se o per i suoi bambini, questa idea ti fa sorridere, ti allontani con l’impressione di aver aiutato quella persona. In realtà non sai per cosa verrà utilizzato quel denaro. Allo stesso modo, quando aiuti un amico non sai se questa persona ha utilizzato il momentaneo sollievo dal bisogno per migliorare davvero la sua vita, in modo da non ritrovarsi più in quella difficoltà. Quando cerchi di incoraggiare qualcuno per tirarlo su di morale non sai se la possibilità di cambiare prospettiva cambiando stato d’animo verrà accolta. In verità tutto ciò che possiamo fare per gli altri è renderci disponibili a lasciare che gli altri ci “utilizzino” per migliorare se stessi. Solo loro possono decidere di migliorare, di guarire, di mettere in discussione idee radicate. Questa consapevolezza ti porta, ad esempio, a non rispondere a domande che non vengono poste o a domande che vengono poste esclusivamente per avere conferma delle proprie idee.

Amore e compassione sono sentimenti che puoi sperimentare al tuo interno, questi si diffonderanno all’esterno senza nessuno sforzo da parte tua, senza nessuna aspettativa particolare, per comprendere come sia possibile osserva come agisce un bambino di due o tre anni. Per chi vive quotidianamente un contatto con le persone, questa realtà può essere difficile da accettare: il libero arbitrio va rispettato anche nei casi in cui ritieni che una persona lo stia utilizzando per danneggiare se stesso. Osservare persone uscire da un gruppo di consapevolezza o da un semplice seminario cadere negli stessi tranelli che avevano riconosciuto un attimo prima può essere frustrante, può indurti a pensare di non essere stato capace. Poi, magari a distanza di tempo, vedi alcune persone utilizzare ciò che fai per apportare cambiamenti radicali e questo può gratificare e confondere in egual misura, fino a quando non osservi tutto da una prospettiva più ampia e comprendi l’insegnamento: nessuno può fare nulla per te, solo tu puoi fare qualcosa per te; non puoi fare nulla per gli altri, solo loro possono e a volte lo fanno “utilizzando” te (ciò che sei e trasmetti, ciò che dici, ciò che mostri loro). Quando questo accade ti senti grato, quando questo non accade ti senti grato e ogni giorno lasci andare un pezzo di te poiché ti rendi sempre più conto che: Ciò che sei non È.

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1 replies
  1. Daniela says:

    La prospettiva di essere un mezzo per la crescita di una persona credo sia un atto di estremo altruismo e solo se motivati di amore e compassione possiamo fare in modo che cio’ avvenga! Se non altro lascia la possibilita’ all’altro ma anche a noi stessi di comprendere che la responsabilita’ del nostro dolore e’ un nostro personale percorso, il quale non e’ necessariamente uguale ad un’altro. Ma credo comunque che anche essere da “tramite” alimenti aspettative!!! proprio in virtu’ del fatto che amo quella persona e desidero il suo miglioramento! Devo necessariamente accogliere i suoi errori per la sua crescita personale, ma il senso di protezione e controllo e’ umano.
    Tanto piu’ e’ incondizionato il nostro aiuto piu’ e’ autentico!!! e aiutando gli altri che parte la sfida nei confronti di noi stessi…ma una certezza c’e!!!!……le cose bellissime che dici e che mi aiutano quotidianamente. GRAZIE ANTONIO!!!!!!!

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