La vita procede mentre fai dei programmi (e a volte te li smonta)

13 Apr
13 aprile 2013

Viviamo due vite, alcune volte si incontrano, molte altre no. In una delle due siamo soli, o perlomeno ci sentiamo così, e pensiamo di decidere tutto noi, generalmente sentiamo che dobbiamo cavarcela da soli. La possiamo chiamare la vita della mente di superficie. Ciò che facciamo in questa vita è cercare di metterci al sicuro, cerchiamo delle sicurezze. E’ così che nascono gli attaccamenti. Ci attacchiamo a ciò che ci da sicurezza (cose, persone, situazioni). Tutto, nella nostra prima vita, gira intorno a sicurezza e stabilità. La mente di superficie è in grado di provare solo paura e sottoprodotti della paura: da un lato ansia, angoscia, timore, dubbio, dall’altro eccitazione, euforia, allegria, e altri tipi di stordimenti spesso chiamati, a torto, gioia e amore (i sentimenti sono appannaggio della mente profonda, senza un contatto con essa si vivono semplici emozioni del momento – vedi articolo precedente sul pensiero positivo). Ciò che si può facilmente osservare è che la mente di superficie non riesce a trovare pace: in assenza di emozioni positive e negative si sente semplicemente annoiata e inizia a cercare nuovi stimoli emozionali.

Il denaro e il potere hanno tanto successo nella nostra società perché

sono le mete preferite da una mente di superficie che, nata come assistente del capo, si è arrogata il ruolo di padrone. Potere e denaro hanno un effetto rassicurante, danno la sensazione di controllo e quindi aiutano la mente di superficie a tenere sotto controllo la paura. Ogni giorno ci alziamo e iniziamo a correre, spinti dalla paura cerchiamo dei modi per blandirla. Inoltre, potere e denaro, insieme al sesso, al cibo e ad altri svaghi minori, danno piacere fisico e psicologico, rappresentano una pausa dalla paura. Anche il tenersi sempre impegnati in qualcosa nel mondo esterno è un modo per tenere a bada questa emozione di fondo, tipica di una mente di superficie che si è allontanata dalla parte di noi che è la nostra guida.

Gurdjeff, per spiegare questo meccanismo, usa la metafora della carrozza: il padrone della carrozza è addormentato e quindi la carrozza è ora in mano al cocchiere, ai cavalli e alle istanze che il padrone era solito coordinare prima di cadere in un sonno profondo. Queste istanze sanno di non poter gestire la carrozza in modo efficace, da qui nasce un sottofondo emotivo di paura, sanno che qualsiasi direzione facciano prendere alla carrozza potrebbe essere quella sbagliata. Il padrone conosce la direzione giusta, ma queste parti, mal consigliate, hanno iniziato a sentirsi importanti, hanno lasciato che il padrone rimanesse assopito, quasi come fosse stato drogato. Il Re è stato dimenticato dai suoi servitori che, così, possono sfamare le loro brame di potere, è un’illusione. Questa paura porta la mente di superficie a costruire meccanismi di pensiero e di comportamento il più possibile fissi in modo da percorrere sempre le stesse strade già conosciute e minimizzare i rischi. La carrozza gira sempre nello stesso isolato, cambiano le persone che passeggiano, a volte cambiano i colori delle insegne, cambiano le condizioni del tempo, cambia tutto ma non cambia nulla. La mente di superficie è re nell’isolato in cui si è isolata, questo è il prezzo da pagare.

E’ una cosa che devi comprendere bene, se inizi a comprendere troverai la motivazione, la spinta, a cercare un modo per svegliare il padrone, per tornare ad essere in contatto con Lui, con il tuo Spirito, attraverso la mente profonda (rivolgendoti all’interno). In realtà esso non è addormentato, è in esilio, e, dall’esterno del tuo isolato cerca di organizzare le cose per fare in modo che tu ti ricordi di Lui e lo riconosca per ciò che è davvero. Nel rispetto del tuo libero arbitrio ti manda dei messaggi. A volte i messaggi arrivano sotto forma di ostacoli o di perdite, qualcosa rovina o modifica i tuoi piani, sconvolge i tuoi programmi. Ti chiede di rivolgerti all’interno, lì dove c’è qualcosa di più elevato rispetto a ciò che avevi programmato o ti eri illuso di costruire con la mente di superficie. Essa costruisce principalmente muri e barricate in cui rinchiudersi e, seguendola, nel migliore dei casi ti ritrovi in una gabbia dorata.

Io sono una matita nelle mani di Dio diceva Madre Teresa. In questa dimensione inizia la tua seconda vita, la vita della mente profonda. La matita (la mente di superficie) è sempre stata nelle mani del tuo Spirito, solo che lotta con Lui, non accetta che la vita vada diversamente da come se l’è immaginata. Non lo riconosce come Re, riconosce qualcos’altro come re, ed è sempre qualcosa che ha a che fare con risultati esteriori: potere, denaro, successo esteriore e cose che danno l’illusione del controllo e del piacere immediato. Gesù diceva: non puoi servire due padroni. Nella prima vita obbedisci, anzi ti identifichi con il servo che si illude di essere il padrone. Nella seconda vita cedi, ti arrendi, ti consegni a Re Artù, non prima di averlo riconosciuto come tale (ecco l’importanza di sviluppare il discernimento). La mente di superficie a quel punto diventa uno dei cavalieri della sua tavola rotonda.

Solo in un secondo momento ti accorgerai di Essere Re Artù in persona, non prima di aver liberato la principessa Anima, ma questa è un’altra storia… Nel prossimo articolo parleremo ancora della vita della mente profonda. Per essere avvisato dell’uscita dei prossimi articoli puoi lasciare la tua mail nel riquadro della colonna di destra.

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