Le due menti

04 Feb
4 febbraio 2016

Sé: Perché cerchi nella mente anziché nel cuore?

IO: Anche la mente ha bisogno di risposte, almeno credo.

Sé: Dipende da quanto sei disposto ad accettare le risposte.

IO: Perché?

Sé: Perché le risposte che ti do non sono fini a se stesse ma includono delle azioni in partenza, ecco perché la mente ha paura delle indicazioni, dei messaggi, che mando nella vita quotidiana.  

IO: Credo che la gente abbia paura perché, quando inizia a sentire il contatto con Te in modo consapevole, ritiene di non avere più il libero arbitrio, come se dovesse eseguire degli ordini, senza poter creare la vita che vuole.

Sé: Quindi stai dicendo che preferisci andare incontro ad un destino che non è il tuo piuttosto che dirigerti realmente su ciò che sei davvero?

IO: Tutti vogliono creare la loro realtà come meglio credono.

Sé: Pensi che l’essere umano sappia cosa è meglio per lui?

IO: Non tutti.

Sé: Tu cosa credi sia meglio per te?

IO: Sono in un momento della mia vita in cui non lo so più.

Sé: Ed è questo il punto in cui tutti arrivano. Giungono ad un momento in cui non sanno più in quale direzione andare, non perché non siano capaci di creare la loro realtà, ma perché si rendono conto che le decisioni prese sino a quel momento non li hanno portati dove realmente volevano.    (tratto dal prossimo libro di Claudio Guarini)

L’essere umano, nella nostra società, viene “educato” a prendere le distanze da se stesso. Si immerge in un concentrato di pensieri ed emozioni che gli sono stati trasferiti dalla cultura dominante, dalla sua storia infantile, dalla storia dei suoi antenati, dalle sue esistenze passate. Una parte di queste esperienze ha contribuito a formare ciò che Eckart Tolle chiama: il corpo di dolore, un insieme di condizionamenti che amplificano il senso di sfiducia, insicurezza, paura, nei confronti non solo del mondo esterno, ma anche di se stesso.

[…] Qualsiasi emozione negativa che non sia completamente confrontata e vista per quello che è nel momento in cui nasce, non si dissolve completamente. Si lascia dietro un resto di dolore. […] I resti del dolore rimasto da una qualsiasi forte emozione negativa non affrontata, non accettata, e quindi non lasciata andare, si uniscono per formare un campo energetico che vive in ogni cellula del vostro corpo. […] Questo campo di emozioni vecchie, ma ancora molto presenti e che vivono in quasi tutti gli esseri umani, è il corpo di dolore.  Eckart Tolle

È intorno a questo corpo di dolore che prende vita una seconda mente, la quale si affianca alla mente pura. Essa, col passare degli anni, crescendo, ha gradualmente ridotto la sua influenza e, una delusione dopo l’altra, spento la sua voce. La più grande qualità della mente pura è il saper ascoltare, essa sa che mettendosi in ascolto, e la meditazione ad esempio aiuta questo processo, potrà sintonizzarsi con una parte molto profonda al proprio interno e, così, sapere cosa fare in ogni momento. Ma andando avanti verso l’età adulta, le due menti intensificano la lotta. La seconda mente inizia a prendere il sopravvento fino a pilotare la nostra vita.

[…] Il corpo di dolore è una forma di energia semi-autonoma che vive nella maggior parte degli esseri umani, un’entità fatta di emozioni. Ha una sua intelligenza primitiva, non dissimile dalla furbizia animale, diretta principalmente alla sopravvivenza.  Eckart Tolle

Questa seconda mente ti fa credere di avere una priorità: evitare di sentire ancora tutto quel dolore, è andiosa, timorosa, sospettosa e per evadere da queste emozioni si rifugia nella fantasia. In effetti nel migliore dei casi riesce a realizzare quel proposito lasciando emergere solo una parte di quella sofferenza mentre, alzando una barriera dopo l’altra, ci isola dai sentimenti e dal contatto con l’altro essere umano. La seconda mente vive il mondo come pericoloso e si organizza, in base alle situazioni, per difendersi da esso o per attaccare.

Come tutte le forme di vita, periodicamente ha bisogno di nutrirsi, di prendere nuova energia, e il cibo che richiede consiste di energia compatibile con la propria, un’energia che vibra a una frequenza simile. Ogni esperienza emozionale dolorosa può essere usata come cibo dal corpo di dolore; ecco perché prospera con il pensiero negativo così come nel dramma delle relazioni. Il corpo di dolore è dipendente dall’infelicità.  Eckart Tolle

È soprattutto la seconda mente che spinge le persone a costruire la loro vita in un certo modo, ad andare in una certa direzione piuttosto che in un’altra. In questo modo siamo prevalentemente mossi dalla paura e dalla speranza, raramente dalla realtà. La seconda mente, per cercare nutrimento, ci suggerisce di percepire la realtà come pericolosa (paura) o come assoggettata al nostro volere (speranza), nel primo caso siamo immersi nella paura, nel secondo siamo immersi nell’illusione del controllo, controllare la realtà ci permette di tenere a bada la paura. In questo senso diventa comprensibile la popolarità e il desiderio verso le posizioni di potere. Da queste posizioni ci sembra più semplice poter controllare una porzione di realtà sempre più grande. Non c’è limite al desiderio di potere, semplicemente perché non c’è limite alla quantità paura che si può sperimentare. Più aumenta la paura piú cresce il bisogno di sicurezza e controllo.

Ecco che in men che non si dica ti ritrovi ad aver costruito la tua vita intorno a questi poli apparentemente opposti ma in realtà complementari: paura e speranza, timore del mondo e controllo del mondo. Ma non è la tua vita. È la vita della tua seconda mente tenuta in vita dal corpo di dolore e dallo stile di vita che è ormai il suo nido, il suo rifugio, il suo mondo. La guarigione è “distruzione”, è prima di tutto riconoscere l’origine del corpo di dolore attraverso la comprensione dei pesi del passato, e poi, una volta liberata l’energia che era imbrigliata nelle vecchie ferite, utilizzarla per smantellare tutto ciò che hai costruito sotto l’influenza della seconda mente. Questa distruzione è particolarmente dolorosa per la seconda ed essa si è così tanto identificata con te che tu senti che è doloroso per te. È di fronte a questa sofferenza nata dalla resistenza al cambiamento che molti si fermano e non procedono oltre finendo per girare intorno.

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