La vacanza e il viaggio (post impopolare :)

01 Ago
1 agosto 2013

Nel percorso di risveglio, prima o poi, metterai tutto in discussione, anche ciò che ritenevi fosse “positivo”. Iniziamo con la vacanza, mi sembra il periodo adatto.

La vacanza è figlia del vecchio mondo materialista. Hai bisogno di evadere, di ricaricare le batterie, di spensieratezza, quindi che fai? Vai in vacanza. Ma, se abbiamo bisogno di evadere, è semplicemente perché la vita non ci soddisfa. Stai cercando un riparo, lontano dal quotidiano. Se senti il bisogno di ricaricarti è solo perché la tua vita ti consuma, non è in sintonia con il tuo Essere. Allo stesso modo cerchi un momento di spensieratezza perché la tua vita non è spensierata, non è sentita, è mentale, programmata, artificiale. Osserva. La voglia di vacanza è un sintomo. Un sintomo di qualcosa che non va nella tua vita quotidiana. Pensiamo che la vita sia questa solo perché tutti la conducono, con più o meno successo, in modo simile.

E’ vero, abbiamo costruito un modello di vita fallimentare che favorisce l’infelicità (piuttosto che aiutarci l’un l’altro ci siamo isolati e lottiamo per aver più dell’altro), ma questo non ti giustifica, dovrebbe stimolarti a prenderne coscienza e ad agire per costruire esempi differenti. E’ proprio qui, in questo punto che possono sorgere nuove domande al tuo interno. Ho sempre immaginato un mondo in cui lavoro e tempo libero avessero lo stesso significato, mi sono chiesto come si potesse realizzare. Le domande sono come una stazione, un luogo da cui partire, mettersi in viaggio. Il viaggio è sempre interiore, a prescindere da quanta strada ti porti a percorrere nel mondo fisico. Il viaggio è una scoperta in cui ogni giorno basta a se stesso. Non sai cosa accadrà dopo. Non sai a che ora mangerai o dove andrai a dormire il giorno dopo. Segui semplicemente il flusso di indicazioni.

Il viaggio è incertezza, è l’avventura del giovane pastore Santiago (vedi l’alchimista di Coehlo) . È proprio l’incertezza ad insegnarti ad ascoltare il presente ed a muoverti in sintonia con esso… un istante dopo l’altro.

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2 replies
  1. monica says:

    ma… io credo invece che l’essere umano ha gambe, non radici, come dice anche Pino Cacucci, e perciò sia portato naturalmente al viaggio, che ai nostri tempi si chiama “vacanza”, che probabilmente in origine era di curiosità, di scoperta, di conoscenza, di scambio… e così via, e non un sintomo di malessere esistente all’interno del proprio quotidiano, anzi, direi un sintomo di vitalità. Però… te l’immagini in una società capitalista e comunque gerarchizzata, controllata, efficientista, quanto possano essere produttive persone che di tanto in tanto si spostano per del tempo e vanno altrove? E se lo fanno tutti? Estremamente improduttivo! E non solo… circolerebbero idee, strategie, soluzioni, consapevolezze….assolutamente da evitare. E così il Viaggio è stato circoscritto in un periodo di tempo ben definito, all’interno di spazi ben definiti, autorizzati, e popolati dal sogno di un immaginario contenente le risposte deviate, che più fanno comodo, più funzionali, già preconfezionate. Ed è pure passata l’idea che fa anche “figo” poter fare questo viaggio…pardon, “vacanza”!!! In definitiva il Viaggio, in quanto esigenza, motivazione insopprimibile, è stato imbrigliato, guidato e reso innocuo. Non si va in vacanza perchè il quotidiano è insoddisfacente, si va in vacanza perchè questo, per i più, è rimasto l’unico modo di esprimere una motivazione altrimenti ingestibile da chi/cosa ha interesse a controllarci.

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    • Antonio says:

      Ciao Monica, è un punto di vista molto bello. Anche partendo da qui possono nascere nuove domande da cui lasciarci guidare verso nuove soluzioni, fino alla riconquista interiore (e di conseguenza esteriore) della nostra libertà.

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