La ricerca della felicità (guest post)

17 Set
17 settembre 2016

di Eliana, Loredana, Katia

Tutte le persone sono impegnate nella ricerca della propria felicità ma quasi nessuno afferma di averla raggiunta.

La parola felicità, il più delle volte, è accompagnata dal verbo cercare. Eh sì, perché si dice che va ricercata. Dopo questo primo passo ecco subito il secondo: dove va cercata? E quale miglior posto se non “fuori da noi”?

A questo punto è d’obbligo la domanda: “Cos’è la felicità?” alla quale spesso si risponde “Ciò che ci procura piacere”.

Tuttavia ciò che procura piacere, il più delle volte, va di pari passo con ciò che si può toccare, con ciò che è materiale, con ciò che si può acquistare. Spesso si finisce col ricercare la felicità ovunque, tranne nell’unico posto dove potrebbe davvero trovarsi: noi stessi.

Perché?

Per alcuni di noi può essere avere una casa più bella, una macchina nuova, e così via; cose materiali che, come sappiamo,  più se ne hanno,  più se ne desiderano. Per altri essere felici vuol dire  riuscire a mangiare almeno una volta al giorno,  essere in salute, riuscire a vedere, a sentire,  a parlare, avere un arto che si è perduto. Per altri ancora la felicità è avere qualcuno che li aspetti a casa, che li ami, che dia loro attenzioni,  avere una famiglia,  dei figli, cioè che siano soddisfatti i loro bisogni emotivi.
In tutti i casi elencati la felicità è intesa come ricerca di qualcosa che manca,  come se la felicità possa essere data da un fatto esterno al nostro essere.
Provando ad immaginare che noi esseri umani, in qualunque condizione siamo, bastiamo a noi stessi, possiamo essere felici senza cercare altro al di fuori di noi.

Per esempio da adolescente pensavo di poter raggiungere la felicità conquistando l’indipendenza economica, acquistando un casa e formando una famiglia. Ma dopo vari tentativi ho compreso di avere un’idea falsa di ciò che poteva rendermi felice. È stato duro dover ammettere questo fallimento, e ancor più duro essere consapevole che non sapevo come risolvere il problema.

In tanti anni di ricerca interiore ho compreso che noi siamo esseri spirituali e finché cerchiamo soluzioni ragionate non possiamo accedere alla vera gioia.

Sulla mia pelle ho imparato ad ascoltare la parte più saggia e profonda di me, ho imparato a seguire le sue indicazioni, senza scartarle come difficili o prive di importanza, e quando realizzavo tali indicazioni un mattoncino si sistemava dentro di me.
Mattoncino dopo mattoncino la serenità di essere sulla strada giusta si è consolidata assieme alla pace interiore.

Così, ho imparato che possiamo percorrere la via verso la felicità ascoltando la nostra guida interiore, che parla ad ognuno di noi, e alle volte basta solo trovare il tempo di mettersi in ascolto.

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