La prigione

11 Mag
11 maggio 2015

Provo a dirtelo con una storia.

Sei in prigione. Intorno a te ci sono altri prigionieri. Come in ogni prigione che si rispetti ci sono anche le guardie. Esse non hanno la forza di tenere tutta questa gente in prigione se non fosse per una caratteristica che gli da un enorme vantaggio su di te: sono invisibili. Le guardie vedono e controllano tutto ma quasi nessuno riesce ad accorgersi di loro, così possono agire perlopiù indisturbati. Ad esempio quando stai per uscire di prigione perché hai scontato la tua pena le guardie spingono un altro prigioniero in modo che questo ti cada addosso. Tu vai su tutte le furie perché ti senti aggredito e lo ferisci a tua volta con tale impeto da beccarti un’altra condanna e prolungare la tua permanenza nella prigione. Le guardie non vogliono che nessuno esca di prigione, hanno bisogno di te per guadagnare i loro stipendi, senza prigionieri loro verrebbero licenziati.

Molti dei prigionieri non sanno di essere in prigione. Sono nati lì, in quella matrix, così pensano che quel posto sia tutto ciò che esiste, molti altri ritengono semplicemente che sia troppo pericoloso uscire da quel posto, così impiegano le loro energie per adattarsi e scalare posizioni di potere e comodità. Ad esempio alcuni riescono a fare in modo che altri prigionieri gli cedano parte del loro cibo. Pochi si rendono conto di essere in prigione, nel senso che desiderano ardentemente la libertà. La prigione è grandissima e ogni persona vive in una specifica sezione di questa grande prigione. Alcune sezioni sono più belle di altre, alcune celle sono più comode di altre. Chi vive nelle sezioni più belle tende a desiderare di rimanere in prigione e ad attaccare chi vuole uscirne. Mentre chi vive nelle sezioni più brutte e affollate viene spinto alla lotta contro gli altri prigionieri per ottenere le celle più comode.

Solo pochi prigionieri si rendono conto che tutto questo gioco è manovrato dalle guardie. Quando provano ad avvisare gli altri vengono perlopiù ignorati. La maggior parte di loro da la colpa di tutto agli altri prigionieri, soprattutto ai prigionieri in posizione di privilegio. In effetti quasi tutti vorrebbero essere al posto dei prigionieri privilegiati, così, impiegano molto del loro tempo a cercare di arrivare lì o a fare in modo che i loro figli, nati in gabbia, possano arrivare in quelle posizioni. E’ anche in questo modo che le guardie riescono a tenere occupati i prigionieri. Essi non fanno neppure più caso al fatto che buona parte della loro giornata è pilotata da una voce che scandisce i ritmi e i tempi ripetendo una sequenza di regole. Le ripete così tante volte che diventano reali e scontate nella mente di moltissimi prigionieri. Più tempo loro sono occupati in faccende interne alla prigione meno tempo hanno di chiedersi chi sono e cosa ci fanno lì ne all’esistenza di un fuori o a scoprire cosa ci posa essere al di là del territorio della prigione. In realtà per moltissimi prigionieri sarebbe uno shock anche solo rendersi conto di essere sempre stati in una prigione. Fin da piccoli sono stati educati alle regole della prigione, alcuni vanno contro queste regole solo per vedersi aumentare la pena: andare contro una regola significa riconoscerla come reale e quindi subirne le conseguenze. Quasi tutti i prigionieri del resto hanno sempre pensato di essere liberi e non trovano risposta al perché sentono una profonda insoddisfazione nella vita che conducono.

Alcuni di loro iniziano addirittura a seguire delle riunioni in cui un’altro prigioniero spiega come essere felici. Uno dei metodi che va per la maggiore sembra essere quello di ripetersi frasi tipo: sono libero, sono libero, sono libero, e immaginare ogni giorno di correre in un prato, immedesimandosi così tanto da saltare letteralmente di gioia come se fossi già su quel prato. Questa procedura dovrebbe permettere al prato di crescere nella propria cella. Perlomeno così viene inteso dai prigionieri che lo ascoltano.

Di tanto in tanto un prigioniero arriva a comprendere di essere in gabbia. Riesce a leggere i segnali che provengono dall’esterno della gabbia. Inizia a comprendere che, qualcosa, dall’esterno della prigione, può guidarlo. Inizialmente sente un forte dolore per la sua condizione, non può neppure confrontarsi con gli altri prigionieri, non lo capirebbero. I suoi compagni di cella iniziano a etichettarlo come strano. Solo se ha la fortuna di trovare un altro prigioniero che sta attraversando la stessa fase può condividere ciò che sta passando. Quando le guardie si accorgono che il prigioniero sta cercando delle vie di uscita, e, ancor di più quando si accorgono che il prigioniero si è accorto di loro, intervengono pesantemente. Iniziano ad intimidirlo. Lo spingono in situazioni che mettono il prigioniero di cattivo umore, giocano con la sua mente fino a quando egli non torni sui suoi passi. Il prigioniero deve arrivare a etichettare il mondo esterno come pericoloso e la gabbia come sicura.

Questa è la fase più difficile per il prigioniero. Molti di coloro che arrivano fino a quel punto cedono: iniziano a vedere il male all’esterno della prigione e il bene tra le mura della prigione a cui sono ormai abituati, assuefatti. Pensano che avrebbero troppo da perdere. Dovrebbero lasciare tutto per andare all’esterno. Non hanno idea di come sia la vita all’esterno, di cosa sia la libertà, è troppo diverso da ciò a cui sono abituati, perché dovrebbero fidarsi? Solo con pazienza, perseveranza, facendo silenzio, i segnali di quella guida diventano sempre più evidenti. È come se si iniziasse un dialogo e, indicazione dopo indicazione, la Fede in questa forza aumenta, inizia un nuovo cammino per quel prigioniero, fino al giorno in cui, grazie a questo contatto, trova la via d’uscita. Ora è fuori dalla gabbia, eppure è ancora indeciso. Tutto ciò che conosce è nella prigione. Fuori non ci sono i suoi amici, non ci sono le sue abitudini, non ci sono sicurezze. È tutto da costruire, le guardie di più alto grado ti seguono anche lì fuori, iniziano a scoraggiarti.

Un prigioniero, uscito dalla gabbia, si ricorda di un film che aveva visto in prigione: Matrix. Ricorda che per Neo, una volta uscito da Matrix, i guai non erano certo finiti. Da un certo punto di vista erano appena iniziati, il viaggio dell’eroe è appena iniziato, ora sta a lui decidere se proseguire o tornare docilmente a sistemarsi sulla sua branda…

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2 replies
  1. Teresa says:

    Ho letto “il potere di adesso” di Eckhart Tolle 13 anni fa, dopo molto cercare ho sentito di aver trovato, e da lì è iniziato il mio viaggio che tuttora perdura, che pur essendo molto più lucido di quando sono partita, avendo nel frattempo letto libri e guardato video che trattano dell’argomento con una voracità insancabile, è ancora sull’uscio e oppone molta resistenza nel farmi mettere fuori il piede ed il motivo è proprio quello di cui hai parlato, dopo aver attraversato diversi traumi e averli trascesi, una parte di me ha ancora molta paura a varcare la soglia proprio per la paura di rimanere sola, nessuno intorno a me sta facendo un simile percorso e quindi lo vede per lo più una stranezza, mi affido molto al mio intuito su internet e devo dire che è sempre stato molto preciso e saggio ma mi rendo conto di aver bisogno di poter condividire questa esperienza.
    Ti chiedo, se puoi rispondermi, quale forma pensiero è in grado di trascendere la paura del giudizio deglj altri, genitori, figli, amici, fratelli ecc……., cosa può portarmi al di là dell’essere piccola ed indifesa all’essere libera?
    Lo so è una domanda che merita una lunga risposta ma mi è venuto di chiedertelo e l’ho fatto.
    Complimenti per il lavoro che fai e che fate e grazie☺
    Buona serata, Teresa.

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    • Antonio says:

      Ciao Teresa. Da soli è tutto più difficile. Un confronto con un gruppo di lavoro “esoterico” è ciò che ti permette di fare dei passi in avanti. L’esempio degli altri funge da catalizzatore per stimolare scelte che la mente tende a rimandare per non smantellare la sua gabbia fatta di sicurezze e comodità. Un sorriso

      Rispondi

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