Lei ha sposato il padre, lui la madre

30 Ott
30 ottobre 2013

Dentro ognuno di noi c’è una componente, energia, maschile ed una femminile. La relazione con l’altro è utile proprio ad armonizzare queste due componenti al nostro interno. Ciò che accade nella coppia è la manifestazione esteriore della relazione tra queste due parti interne. È quindi importante capire come si formino queste parti, in modo da comprendere le dinamiche di base che ci portano a vivere le relazioni nel modo in cui la sperimentiamo nel presente.

È nel bambino che iniziano a plasmarsi queste due forze (il maschile e il femminile) attraverso l’interazione che egli ha con gli adulti. Solitamente le figure genitoriali sono le più importanti, ma possono intervenire anche altre persone vicine al bambino: nonni, zii, amici di famiglia, le quali contribuiscono a formare l’immagine del maschile e del femminile interiori.

È piuttosto semplice notare come, nelle relazioni, entrino sottilmente dinamiche già vissute in ambito familiare. Ricreiamo il setting vissuto da piccoli in modo da interpretare in sottofondo il genitore dello stesso sesso e vedere nell’altro il genitore di sesso diverso (la cosa può essere sottile e poco evidente senza un’attenta analisi/riflessione). Chissà quante volte ci siamo scoperti ad assumere un linguaggio o atteggiamenti simili a quelli di nostro padre o di nostra madre, chissà quante volte ci siamo sentiti dire: sei proprio come tuo/a padre/madre. Paradossalmente più il conflitto interiore con il genitore dello stesso sesso è forte più ci si ritrova a somigliargli. In questo senso portare rancore verso il genitore dello stesso sesso può portare ad un senso di non accettazione di se stessi, con la conseguente incapacità di amarsi e difficoltà nel creare un atmosfera amorevole intorno a sé. Quando invece il rancore è nei confronti del genitore dell’altro sesso allora sarà soprattutto il partner a pagarne le conseguenze.

I condizionamenti più forti nascono quando il conflitto è sommerso, non è mai giunto alla coscienza. Quindi ad esempio ho subito attenzioni sessuali da un genitore, un parente o da una figura vicina alla famiglia e rimuovo l’episodio dalla coscienza. In questo caso il conflitto è sommerso, può agire indisturbato poiché non viene riconosciuto. Questo andrà a destabilizzare sottilmente le mie relazioni, fino a quando non avrò riportato alla coscienza il conflitto ed elaborato attraverso catarsi, prima, e perdono, poi.

Molto spesso quando un uomo o una donna non riescono a vivere e costruire una relazione affettiva stabile nascondono al loro interno ferite che continuano, spesso a propria insaputa, ad inquinare pensieri, emozioni, vissuti, attraverso fantasmi che si sostituiscono alla realtà, riportando la persona a rivivere parte di quel disagio. L’altro, il partner diventa quindi il capro espiatorio di un dolore che risale in realtà a molti anni prima. In alcuni casi invece è semplicemente una mente fragile a prendere il sopravvento: riesce così a rovinare la relazione (anche quella con la “persona giusta”) con le sue fissazioni o, spinta da timori e insicurezze, si attacca ad una relazione disfunzionale e fonte di sofferenze. Spesso la guarigione passa attraverso un gesto d’amore, verso se stessi, verso l’altro.

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1 replies
  1. michelangelo says:

    Ciao Antonio,
    è ciò che sta succedendo a me come ben sai, la cosa che mi “tira su” è che ho smascherato queste parti proprio accorgendomi del fatto che in molti casi mi comporto come mio padre o mi madre.Per esempio quando “rievoco” la figura di mio padre con la mia partner tendo ad avere un atteggiamento di “sufficienza” come se lei fosse meno intelligente di me…e ovviamente questo mi fa star male perchè non è così, ognuno ha i suoi talenti!
    grazie comunque per avercelo ricordato, la conseguenza più grave a mio avviso di questi legami bloccanti è che nel caso dell’uomo questo astio ingiustificato verso la parte femminile può portare a raptus di follia con conseguente femminicidio.Cerchiamo di riacquistare fiducia in noi stessi e nel nostro/a partner, e auto-osserviamoci , è l’unica via di uscita.

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