Guardare con occhi di Verità: un seme è un seme, mentre un uomo non è un seme

25 Ago
25 agosto 2013

“un seme è un seme e non è in grado di capire, mentre un uomo non è un seme e può comprendere; se però tu sei un seme, non riuscirai a comprendermi: potrai farlo se sei un uomo”  OSHO

Iniziai a dedicarmi alla PNL quando avevo 20 anni. Mi rendevo conto di essere troppo timido, di non aver ben chiaro cosa volessi dal mio futuro, pensavo che avessi ancora diverse cose da imparare sulla felicità, inoltre volevo capire chi fossi e come funzionavo. Mi accorgevo di essere alquanto strano, ad esempio mi comportavo, mi approcciavo, in modo diverso con persone diverse. Ero tante persone – “uno nessuno centomila” – per usare le parole del mio primo maestro: Pirandello. Iniziai a diventare bravo con la PNL, con l’Enneagramma, con le tecniche di rilassamento e altro. Mentre aumentavano abilità e competenze il mio ego aumentava di pari passo, ora non ero più così timido, ora ricevevo consensi. Spinto da questi successi esteriori rallentai la mia crescita interiore fino al momento in cui…

Vissi un grosso (perlomeno io lo vedevo tale) insuccesso professionale in un ambito che non era il mio. Pensavo che la formazione e la psicologia non mi avrebbero mai dato molto da mangiare e quindi non disdegnavo di seguire altre strade pur di guadagnare più denaro più rapidamente. Fu una disfatta, ricordo che, per un breve periodo, arrivai a lavorare in modo frenetico dal lunedi al venerdi per poi passare il weekend a piangere. L’ego era in brandelli e questo mi permise di imparare una cosa importante: non devi mai allontanarti dal tuo dono, dal tuo talento, non importa quanto tempo o impegno ci vorranno per realizzarlo pienamente. Mi sentii come Pinocchio che, lasciandosi sedurre da Lucignolo, lo seguii al paese dei balocchi, rischiando di essere trasformato in ciuchino ed essere reso schiavo. Una volta compreso l’insegnamento uscii da quella situazione e, dopo un piccolo periodo di pausa le occasioni di rimettermi in carreggiata per seguire il mio dono iniziarono a fare capolino. Mi rimisi in sesto. Il mio Ego, seppur dolorante, iniziava a gonfiarsi nuovamente. Ecco giungere un’altra ghiotta occasione, cado ancora una volta in tentazione.

Questa volta non mi allontano troppo dal mio mondo, è solo che rischiavo di utilizzare il mio dono tenendo più conto dell’umano che dell’Essere. La crisi non arrivò dal lavoro, ma da una relazione. Fu qualcosa che mi fece vivere settimane di dolore profondo. Mi fermai. Feci un resoconto della mia vita. Mi resi conto che c’era qualcosa che non andava in me. Era come se girassi in tondo, costruivo, distruggevo, ricostruivo e così via. Compresi che le decisioni che prendevo io (con la mente) erano fallaci. Mi allontanavano dalla gioia, dalla pace, dall’amore. Questo mi fece fare un salto enorme. Parlavo a Dio (usai quel termine perché è il più suggestivo nella nostra cultura occidentale) tutte le notti, ad alta voce, guardando il cielo. Gli dissi che avevo compreso che io (la mente) non contavo nulla, che Lui mi aveva messo all’angolo. Avevo compreso che tutto quel dolore, derivante da qualcosa che vivevo come una sconfitta, era il Suo modo per attirare la mia attenzione, per fare in modo che mi rivolgessi a Lui. Gli dissi che ora sarebbero stati cavoli suoi: avrei smesso di decidere. Avrei affidato a Lui tutte le decisioni. L’Ego viveva momenti di agonia. Mi ero messo contro il mio nemico più grande, intorno al quale potevano raccogliersi ogni sorta di alleati invisibili non proprio angelici (Castaneda li chiama Voladores). Da quel momento iniziò una lotta che continua tuttora: tra l’Ego, le sue paure e le sue illusioni, e Lo Spirito Santo e la Fede nelle Sue indicazioni. E’ lo Spirito (o maestro interiore, chiamalo come preferisci) a spingerti fare cose che non avresti mai fatto (che la mente non ti avrebbe mai portato a fare perché mettono in discussione le sue sicurezze).

Tutto questo preambolo solo per dire che i più grandi progressi li ho fatti quando mi rendevo conto di essere messo male. Quella consapevolezza diventava una leva per migliorare. Eppure in alcuni corsi ti dicono: sei un essere meraviglioso; semplicemente non è vero, lo sei solo in potenza, su questo anche Osho è molto chiaro: sei un seme, non sei ancora l’albero. Potenzialmente sei l’albero, nel seme sono racchiuse tutte le informazioni per diventare un albero meraviglioso, ma devi uscire da quel guscio, devi romperlo. Solo così la piantina potrà iniziare a crescere, potrà farlo con successo solo seguendo il Sole (Spirito) ed il suo calore (l’Amore). Quindi, ti prego, non credere a chi ti dice che sei meraviglioso, questo alimenterà solamente il tuo Ego. Osserva da quante persone meravigliose sei circondato, infatti il mondo va a gonfie vele… verso l’autodistruzione! Guarda con occhi di verità. C’è ben poco di meraviglioso nell’Essere umano ordinario. Certo, c’è una grande potenzialità: puoi diventare una quercia maestosa! Ma ora sei solo una ghianda, devi partire da lì, è la tua unica speranza, se pensi di avere già qualche merito sei fregato. Questa cosa ti provocherà fastidio, ma osserva, chi sta sentendo quel fastidio? È solo l’orgoglio, è l’Ego, inizia ad arrabbiarsi.

Osserva, quando senti questo fastidio non sei certo in Amore, l’Ego non può mai essere in Amore. O sei nell’Ego o sei in Amore. Ma se ora provi ad entrare in Amore, poggiando una mano sul tuo cuore, forse riuscirai a sentire compassione per te stesso, forse potrai sentire compassione per la miseria in cui è piombato l’Essere umano. Questo è il punto da cui partire, solo da questo punto puoi iniziare il viaggio che ti porterà a toccare vette altissime. Una quercia è un gigante rispetto ad una ghianda, alla ghianda sembrerà che la quercia stia a braccetto con il cielo. Ma tutte le ghiande possono diventare una quercia, a patto che non credano già di esserlo, a patto che non scambino il calore di una lampada (l’eccitazione scatenata dai desideri illusori) con il Sole, iniziando quindi ad accucciarsi di fianco alla lampada senza mai mettere la testa fuori dal guscio…

Un abbraccio da una piantina che, facendo capolino fuori dal terreno, ha appena iniziato a godersi, pieno di meraviglia, il primo (vero) raggio di sole della sua esistenza.

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3 replies
  1. Stefano says:

    Caro Antonio,
    ho bisogno di sapere una cosa che non c’entra molto con il post, in parte però sì, spero in ogni caso tu possa rispondermi. Come fai a capire con certezza quando un sogno è un messaggio di Anima/Spirito e quando non lo è? In una stessa notte capita, a tutti naturalmente, di sognare più volte; in certi casi mi è chiaro che il sogno si basa su semplici elaborazioni di dati raccolti e impressioni ricevute durante la giornata appena trascorsa, oppure su manifestazioni più o meno velate di stati d’animo più o meno inconsci che viviamo in quella determinata fase della vita….ma quando però posso essere sicuro che sia Anima/Spirito a parlarmi? é da un po’ o forse non molto che chiedo segni distinti e inconfondibili per essere strumento del compito affidatomi e non perdere energia e tempo in cose di nessuna importanza.

    Con stima,

    Stefano

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    • Antonio says:

      Ci sono tante variabili. Non è semplice sintetizzare. Posso dirti che quando nei sogni fai degli incontri, è tramite occhi che ne percepisci la natura, a prescindere dalle apparenze esteriori. Perché non vieni a trovarci a Parma il 3 ottobre o a Roma il 5 ottobre?

      Rispondi

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