Giocare

01 Feb
1 febbraio 2015

“In verità vi dico: se non vi convertirete e non diventerete come i bambini, non entrerete nel regno dei cieli. Perciò chiunque diventerà piccolo come questo bambino, sarà il più grande nel regno dei cieli. E chi accoglie anche uno solo di questi bambini in nome mio, accoglie me.”  Matteo 18,1-5

Non diventare come bambini, cioè non entrare in contatto con Anima fino a essere uno con lei… Non so se ti sei mai chiesto come si faccia a giocare. Sembra una cosa banale, ma alcune persone non ne sono capaci. Vogliono vincere, cercano risultati. Il gioco fine a se stesso viene vissuto come una perdita di tempo. La chiave è nel lasciarsi andare, nel rilassarsi e fidarsi della vita. Riprendere a giocare a volte richiede un salto nel buio, richiede spingere al massimo le resistenze mentali, facendo azioni che vanno contro le resistenze, fino al punto di creare una piccola crepa. Di seguito il caso di Mariana.

Io: “chiedi a Spirito (animale guida: Aquila), quali sono i nodi che devi sciogliere?”

Mariana: “mi dice di andare a giocare con gli altri bambini (le altre anime). Ma io mi tengo un po’ in disparte.”

Io: “quando eri piccola giocavi con gli altri bambini, è come se potessi tornare piccola e sperimentare nuovamente quella voglia di giocare”

Pausa

Mariana: “è come se dovessi accettare di più il gioco, i giochi che mi propongono gli altri, essere più disponibile al gioco.” Spirito vuole mostrarle la sua difficoltà a giocare ed essere spensierata, il contatto si faceva più flebile.

Io: “ora puoi raggiungere Anima”

Mariana: “eccola, la vedo, mi abbraccia”

Io: “chiedi ad Anima, come mai non riesco ad aprire il mio cuore a te e a Spirito? Cosa me lo impedisce?”

Mariana: “ho un dolore al petto”

Io: “chiedi di mostrarti come fare a guarire questo blocco”

Mariana: “mi porta a giocare, come se volesse mostrarmi che non sono in grado di giocare, lei si butta addosso per scherzare ma io la respingo, lei ci rimane male”

Io: “vuoi vivere una vita seria?”

Mariana: “è come se avessi del ghiaccio intorno, lei scivola quando si avvicina a me”

Io: “Chiedi ad Anima di chiamare Spirito, in modo che possa darti indicazioni per sciogliere questo ghiaccio”

Mariana: “Spirito mi indica Anima. Lei mi porta nel laghetto e mi butta dell’acqua addosso, mi chiede di riscaldarmi al sole. E’ come se volesse dirmi che posso rilassarmi, che uno non perde tempo nel rilassarsi, io penso che devo fare sempre tante cose, ma così non mi sciolgo, neppure il sole può sciogliere questo ghiaccio se io continuo così, se io non decido. Gli altri bambini sanno che io sono così.”

Io: “quindi puoi imparare a dedicare del tempo a te stessa senza tenerti sempre occupata in cose da fare.”

Mariana: “sì, altrimenti loro non giocano con me”

Io: “chiedi alle parti animiche se possono mandarti delle immagini in cui ti sei lasciata andare al gioco.

Mariana: “con il mio compagno ho giocato, ma se io non imparo, non sciolgo il ghiaccio, allora neanche lui vorrò più giocare, nessuno vorrà.”

Io: “e rischieresti di rimanere da sola.”

Mariana: “Anima è un po’ imbronciata. La abbraccio ma io ho ancora il ghiaccio. Lei dice: finalmente lo stai capendo, ma devi imparare bene. Spirito fa un taglio col becco nel ghiaccio, ma non può’ aiutarmi di più. Lui dice: io faccio solo questa breccia, poi tu puoi continuare, puoi spaccarlo del tutto. Mariana ha paura di non riuscire a essere brava (sindrome del perfezionista, ndr), ha paura di avere figli, di perdere il controllo di tutto, di lasciarsi andare, del disordine, ha bisogno di avere tutto sotto controllo. Non ha capito che la vita è quella, è vivere il momento, non programmare. Io guardo sempre avanti non godendo del presente. Ci sono molte barriere. Ora il mio corpo energetico sta sbattendo contro le rocce per liberarsi dal ghiaccio. Mi fa sentire meglio. Mariana è tutta fredda, tutta morbida, intirizzita, Anima è contenta. Vedo tutta la pelle aggrinzita e molto bianca, le labbra bianche, infreddolite, si deve riscaldare, ora può, con il sole. E’ come se vivesse tutto come un dovere, anche ciò che sta facendo ora. Mariana deve sempre arrivare al risultato, lei si perde tutto il viaggio, è tutto un dovere. Insegue la piccola soddisfazione di adempiere al dovere che svanisce dopo un attimo. Poi deve trovare un altro dovere, un altro risultato da raggiungere, e quando arrivi in cima è tutto pieno di nebbia.” A volte parla dal punto di vista del testimone, della sua coscienza, riferendosi alla parte mentale di Mariana in terza persona.

Io: “ti accorgi che tutto questo inseguire risultati e doveri non porta gioia e amore.”

Mariana: “porta dolore e fatica. Per me sono tutte sfide.”

Io: “come puoi unire la voglia di superare le sfide a ciò che E’”

Mariana: “può accadere solo quando queste sfide mi portano a sentire”

Io: “e ora qual’è il primo passo, il primo gradino da salire nella direzione del sentire?”

Mariana: “Superare i conflitti col mio compagno. Quella è una cosa grande.”

Io: “chiedi alle parti animiche di mandarti delle immagini che possano aiutarti a comprendere meglio.”

Mariana: “ho visto subito il quadro (che lei disegno in un momento di ispirazione per celebrare la sua relazione con lui, ndr). C’è tanta nebbia sulla strada che porta a un monte, dobbiamo passare in quella nebbia, mano nella mano, convinti. La strada non si vede a causa della nebbia, e se noi non crediamo che ci sia allora non ci arriviamo.”

Io: “è come se dovete fare un salto nel vuoto e dopo averlo fatto la nebbia sarà superata e la direzione di nuovo visibile. Serve molta fede.”

Mariana: “sì. Dopo potremo guardare delle cose dall’alto. Ma prima c’è tanta nebbia, la strada la dobbiamo sentire sotto i piedi, un passo dopo l’altro.” Sospira. “vedo il mio compagno che suona ed è felice e lo sono anch’io (è un futuro possibile legato al superare il periodo di nebbia, ndr). Mi fa vedere noi che ci guardiamo sempre negli occhi, ma se abbassiamo lo sguardo ci perdiamo, è facile. Questa è una sfida grande: lasciare andare definitivamente quelle cose cattive, i cattivi pensieri sull’altro. A me piacciono i suoi occhi, vedo la sua dolcezza, ma quando non sto bene ci vedo cattiveria. Quando non capisco delle cosa tutto si offusca.”

Io: “le parti animiche vogliono comunicarti ancora qualcosa?”

Mariana: “Quei due (i volador di cui si sono liberati) sono sopra di noi, in agguato. Dobbiamo stare attenti. Possiamo creare una bolla di sapone tutta colorata (una protezione vibrazionale che Anima insegna a Mariana, ndr), lì dentro, insieme, possiamo attraversare tutta quella nebbia, senza paura.”

Io: “bene, c’è ancora qualcos’altro?”

Mariana: “questo è già tanto…”

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