Essere se stessi – parte seconda

26 Gen
26 gennaio 2015

Trovi la prima parte dell’articolo cliccando qui

Alberto (in stato di rilassamento profondo): “arriva un’altra scena del mio passato, sono in un paese vicino al mio. Io sto con un gruppo di gente. Tutti presi (dalle entità, ndr), tutti. Ma io sapevo di non essere come loro in quel momento. Per sentirmi forte fingevo (di essere come loro, ndr). E’ tarda sera, c’era una persona al centro della strada, ci siamo nascosti per aspettare che passasse questa persona, non sapevo cosa stesse accadendo.” Singhiozza.

Io: “stava passando un uomo o una donna?”

Alberto: “un uomo. Io pensavo stessero giocando. Lo hanno massacrato di botte, troppe.” Singhiozza.

Io: “quanti anni hai in quel momento?”

Alberto: “ventisei anni. C’è sangue. Trenta persone contro uno. Nessuno sentiva niente.”

Io: “nessuno sentiva nulla, compassione, empatia, nulla. Solo tu la sentivi”

Alberto: “Nulla, nessuno sentiva nulla. Solo io, ma facevo finta di niente, sono rimasto fermo a guardare. Trenta persone e nemmeno uno… ho pensato che il mondo fosse così e che io fossi l’unico a sentire qualcosa. Spirito è affianco a me, guardiamo la scena in disparte.” Piange. Poi continua: “ci sono due Alberto, uno è solo paura, l’altro è solo amore. Ora li vedo, quello (che ha solo paura, ndr), è finto, è fatto di cenere. Non è diventato più forte facendo così, come Luca, nessuno diventa più forte con la paura. La forza è nell’amore.”

Io: “la forza è nell’amore”

Alberto: “loro (le trenta persone che erano stati suoi compagni per un periodo, ndr) non sono felici perché sono solo paura. Io ho sempre lasciato acceso un piccolo fuoco che ho difeso da tutto.”

Io: “hai difeso questo fuoco da tutte le brutture che ti hanno circondato.”

Alberto: “anche se ho pensato più di una volta di volerlo spegnere perché non mi faceva essere come gli altri.”

Io: “ed è quel fuoco che ti ha portato a conoscere il tuo Spirito.”

Alberto: “quando ho lasciato che quel fuoco si liberasse per un attimo io ero in Sardegna, era notte, c’era una stella, in quella stella sentii l’energia del mio spirito. Quando la guardavo vibravo dentro. Lì ho deciso, ma a volte la paura ritorna.”

Io: “a volte torna la paura e c’è la tentazione di tornare indietro?”

Alberto: “ora non così tanto perché ho chiuso le porte a tutte le persone preda di entità che mi circondavano. Ma qualche tempo fa sono tornate a trovarmi le loro entità e mi hanno fatto sentire solo, diverso, debole strano. La mia compagna mi ha aiutato a vederle, a vedere la differenza, perché io, in quei momenti, pensavo che il mondo fosse solo paura. Quella stessa paura a volte mi allontanava da lei, alimentava la rabbia e non l’amore e in quei momenti le discussioni tra noi non avevamo mai fine.”

Io: “bene, chiedi a spirito se c’è ancora qualcosa che devi guardare per comprendere meglio?”

Alberto: “ora devo tornare alla scena delle trenta persone che colpiscono quell’uomo. Tutti cercano di colpirlo. Ora ci allontaniamo, ho una visione d’insieme, quello che è a terra e quelli intorno sono la stessa cosa.”

Io: “l’uomo a terra è la stessa cosa degli uomini che lo colpiscono, vuoi dire che anche quello a terra è preso e ha spento la sua fiamma?”

Alberto: “nessuno di loro decide nulla di tutto questo, di ciò che accade, per questo io ero solo. Spirito vuole che io guardi questo.” Sembrava che quelle persone non avessero più una propria coscienza ma venissero completamente pilotate dal proprio parassita o Volador come lo si voglia chiamare. Alberto continua dicendo: “tutto questo non è me, non mi appartiene, non è forza, non è vita. La scena si muove, ora vedo le persone della scena come fossero catrame che si muove, si mischia, ombre dense, appiccicose, che si mischiano. Tutto questo è lì perché anche io diventassi catrame.”

Io: “tutta questa scena, nella tua vita, è stata messa in piedi per te, perché anche tu spegnessi quella fiammella e diventassi totalmente catrame come loro, senza più una tua coscienza, ma in preda al tuo Volador e alla paura.”

Alberto: “Sì, in modo che anche io entrassi nel catrame rimanendo incollato, incastrato dentro quel tipo di energia, come loro. Perché quando tu sei catrame non comandi più, sei del tutto pilotato, sei una cosa che serve per creare altro catrame, diffondere violenza e sofferenza in modo da alimentare la paura.” Si diventa pedine dell’oscurità. Alberto continua: “io ho fatto di tutto per diventare come loro ma ho anche lasciato la fiamma accesa. Quella fiamma è forza, da lì io devo ripartire, perché scioglierà quel pezzo di catrame che si è appiccicato addosso a me.”

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