Due percorsi: la passeggiata orizzontale e la caduta verticale

25 Mar
25 marzo 2013

La cosa più difficile da accettare nel percorso di crescita è che: per salire in alto devi prima cadere in basso. Dante entrò nei suoi inferni, solo attraversandoli poté “salire” in Paradiso, realizzare il “regno dei cieli”. Quindi tu inizi un percorso di crescita, tocchi una ferita dolorosa, a quel punto ti ritiri. Ti chiudi. Difendi la benda sotto la quale la ferita ribolle, con l’illusione di tenere tutto quel dolore, quella rabbia, quel senso di inadeguatezza, chiusi in gabbia. Osserva: in quella gabbia ci sei tu. Se in un percorso di crescita non tocchi per lungo tempo nessuna delle tue ferite, allora stai passeggiando. È la passeggiata orizzontale, puoi andare a destra, a sinistra, avanti e indietro, ma rimani sempre sullo stesso piano. Forse hai a che fare con un intrattenitore, in aula ti fanno saltare e ballare, stai assistendo ad uno spettacolo e ne vivi le emozioni. In pratica giri in tondo. Questa cosa è molto scomoda da ascoltare. È lo stesso fastidio che provi quando qualcuno ti toglie il cuscino su cui sei poggiato. Egli cerca di svegliarti. Ma sei così comodo, perché dovresti svegliarti?

L’eroe, di fronte a quel precipizio, a quella ferita, non arretra. Si lascia cadere. Fronteggia il drago in campo aperto, affronta con consapevolezza il processo catartico. Egli lascia che tutto quel dolore possa venire alla LUCE. Lascia che possa essere ripulito facendo leva sulla propria coscienza. Grida, si dimena, lascia esplodere ciò che ha dentro, mentre l’osservatore interno segue consapevolmente il processo di guarigione. Egli non tentenna di fronte al dolore che viene espresso, lascia che emerga, le impurità devono fuoriuscire dalla ferita e lavate via dalle lacrime dell’eroe. E’ in quel momento che puoi ricucire la ferita, medicarla con Amore consapevole e lasciar andare ogni residuo di risentimento verso chi o cosa ha contribuito a provocare quel dolore. È in quei momenti che ho compreso l’importanza di essere testimoni di se stessi, della capacità di identificarsi in colui che osserva. Solo dal punto di vista dell’osservatore è possibile entrare in contatto con le proprie ferite e allo stesso tempo mantenere una lucidità e una forza tali da non dubitare e non richiudersi.

Come descritto nell’articolo: fare il salto dal pensiero positivo al pensiero intuitivo, il tuo Spirito è lì per guidarti. Sei pronto ad ascoltarlo? Sei pronto ad affidarti a Lui? Sei pronto a recepire le sue indicazioni riattivando il pensiero intuitivo? Con queste domande apriremo il prossimo articolo. Per essere avvisato dell’uscita dei prossimi articoli puoi lasciare la tua mail nel riquadro della colonna di destra.

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4 replies
  1. Marcello says:

    una domanda su questo post? ;D E quando la mente crede di essere lo spirito e gli permettiamo di fermare un reale progresso come la mettiamo? Secondo te possiamo riuscire a saltare questo ostacolo che ci porta a dare forma alle nostre paure? Oppure rischiamo di autoalimentarle fino a farci scoppiare? ;D

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    • Antonio says:

      Ciao Marcello, questo capita spesso, il fatto che la mente faccia resistenza di fronte ad una realtà sgradevole che la costringerebbe a mettersi in discussione. Puoi allenare l’attenzione e l’auto osservazione in modo da coglierti in flagrante quando attivi uno dei meccanismi di difesa mentali. Un abbraccio!

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  1. […] tue ferite irrisolte come fossero la sua casa, ne abbiamo parlato nell’articolo precedente: la passeggiata orizzontale e la caduta verticale. Nel prossimo articolo parleremo ancora del viaggio dell’eroe. Per essere avvisato […]

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