Agire per Fede

23 Dic
23 dicembre 2013

Tempo fa parlavo con un amico sul significato della Fede. Mi diceva che la Fede in Dio lo aiutava a sentirsi protetto, a non sentirsi solo nell’affrontare la vita quotidiana che aveva scelto di condurre: il lavoro, la famiglia, le difficoltà, le speranze e così via. La sua idea di “Lui mi protegge” mi ricordava il senso di sicurezza che prova un bambino in presenza dei suoi amorevoli genitori. Ora, a prescindere dall’idea di Dio che ognuno possa avere, qualcosa, al mio interno, mi diceva che quel punto di vista fosse incompleto.

Come è possibile, mi dicevo, che il nostro rapporto con lo Spirito si limiti ad una relazione padre figlio?

È vero, so che Lui, entro certi limiti, ci protegge, ma era solo un piccolo pezzo della storia. Anche l’idea di non sentirsi solo era incompleta. È vero, Lui è sempre con noi. Ma non certo per fare le cose al nostro posto. Ci doveva essere qualcosa di più in relazione alla Fede, qualcosa che possiamo chiamare: agire per Fede.

Tutti noi conduciamo la nostra vita in base alle nostre convinzioni, alle nostre idee. Tutta la psicologia del cambiamento ci dice che la chiave per cambiare la nostra vita è nel cambiare le nostre convinzioni e le nostre idee più profonde. Questo è un principio oramai condiviso e accettato da molti. Allo stesso tempo avrai probabilmente notato che non è facile per niente da mettere in pratica. In qualche modo può essere davvero faticoso mettere in discussione le nostre convinzioni, soprattutto quelle più radicate o di cui  non siamo neppure consapevoli o che riteniamo innocue.

L’incessante chiacchiericcio mentale non ci aiuta. Continua a venderci le sue idee contraddittorie – passa agevolmente dal dirci che la vita è meravigliosa al suggerirci che il mondo fa schifo. Le spaccia per verità pilotando sottilmente le nostre emozioni. È facile passare anni a cercare di districarsi tra queste istanze caotiche, senza trovare il bandolo della matassa. Avevo sentito dire spesso che le risposte sono dentro di noi e che in noi tutti c’è una guida, un maestro interiore, un sè superiore, la luce dello Spirito Santo, viene chiamato con mille e uno nomi, a cui potersi rivolgere. Ad un certo punto ho sentito la spinta a rivolgermi a Lui.

Compresi che la Fede poteva nascere solo da una domanda, seguendo la quale, prima o poi si finisce dentro un’esperienza. In questo caso era un’esperienza di contatto, che arrivò in una forma tangibile solo a distanza di un anno da quella spinta. Compresi da questa esperienza che non eravamo solo noi a chiedere a Lui, era soprattutto Lui a chiedere qualcosa a noi. Ci chiede di ricordarci di noi stessi, di chi siamo davvero, di ricordare il motivo per cui siamo venuti qui, su questo pianeta, in questa vita.

Questo ricordo è uno schok, uno scossone che inizia a mettere in discussione le convinzioni più profonde su te stesso, sulla vita e sul modo di condurla. Lo vedo accadere ogni volta all’interno dei workshop. La mente inizierà a lottare con le sue indicazioni, una lotta così ardua che spesso l’unico modo di uscirne è arrendersi, agire per Fede. Questo significa che non so se questa cosa mi porterà i risultati che spero o la vita che avevo immaginato per me stesso. So solo che porterà qualcosa di buono, senza averne alcuna prova, lo so perché decido semplicemente di fidarmi, decido semplicemente di lasciare che Lui cambi la mia vita in un modo che non sarei in grado di immaginare o prevedere razionalmente. Ed in questo procedere comprendo che Lui non vuole bambini o figli che si conformino allo status quo, cerca guerrieri in grado di esprimere pienamente se stessi. A questa via Lui ti instrada e ti guida.

Riecheggiano in me le parole di Castaneda: «Un Guerriero sa che sta aspettando e che cosa sta aspettando, e pur aspettando non vuole nulla, così che ogni piccola cosa che ottiene è più di quanto gli serva. Se ha bisogno di mangiare, trova il modo di farlo, perché non ha fame; se qualcosa ferisce il suo corpo, trova il modo di arrestare quel qualcosa, perché non soffre. Un Uomo che ha fame o prova dolore non è un Guerriero, e le forze della sua fame e del suo dolore lo distruggeranno.»

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1 replies
  1. Manu says:

    Sull ‘ultima frase di Castaneda ho qualche riserva…come si fa a non provare fame se è uno stimolo naturale , così come il dolore fisico di fronte ad una ferita?

    Rispondi

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